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Attacchi di panico. Come sono? Come si presentano? - SCM - Sistema di cura multispecialistico
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Attacchi di panico. Come sono? Come si presentano?

Sono tante, troppe, le storie che sento di coloro che fanno il giro delle sette chiese per cercare una risposta ai loro disagi fisici insorti da qualche tempo. Sono disagi che spesso iniziano a “ciel sereno”, senza una reale spiegazione, addirittura mentre si è rilassati, o di notte…
Sono sintomi che preoccupano molto: doloretti, bruciori, oppressione al petto, tachicardie improvvise, senso di costrizione alla gola, mancanza di respiro, vertigini, sensazione di testa vuota, nausea, morsa allo stomaco, formicolii, tremori, vampate con sudorazione, sudorazione “fredda”…
A volte, a questi disagi fisici si sommano le paure: paura di morire, paura di perdere il controllo, paura di impazzire… alcuni possono sentirsi distaccati dalla realtà, come se fossero sotto una campana, dietro un velo, in un film (“non mi sento io, mi sento un robot, un automa” dicono)… Spesso queste sensazioni sono di breve durata, da pochi secondi a pochi minuti, ma sono vissute con intensa angoscia. A volte sono ravvicinate, più attacchi in uno stesso giorno, mentre a volte avvengono a distanza di mesi.
Molti ricordano bene la prima volta, sanno descriverla in dettaglio. Come il primo bacio. Sono magari andati al pronto soccorso, e il medico gli ha detto il cuore è apposto, l’ECG è negativo, è un po’ d’ansia.
Spesso molti di loro mi dicono: «Dopo quel primo attacco non sono stato più lo stesso. Sono cambiato». Sì, cambiano, perché tutta la loro vita ora è rivolta a evitare l’attacco e vivono con la paura costante di riaverlo: la cosiddetta “ansia anticipatoria”, che a volte può essere peggio dell’attacco stesso.
E’ difficile per chi li subisce pensare che si tratti di un fatto “nervoso”, che possa trattarsi di attacchi di panico. Quei sintomi sono per loro così “reali”. Spesso chi ne soffre si convince di avere qualcosa, una malattia, e non una malattia leggera, ma qualcosa di molto serio (un tumore, un infarto…). Spesso per evitare di avere un altro attacco, evitano di uscire, di andare in posti affollati come centri commerciali, feste…, in luoghi troppo chiusi come ascensori, auto, il cinema… Se hanno avuto l’attacco mentre mangiavano, iniziano a evitare cibi solidi per paura di soffocare…
Lo spazio della loro vita pian piano si restringe ed essi diventano sempre più dipendenti dagli altri, dalla loro presenza, dalle loro rassicurazioni. Hanno bisogno del “compagno accompagnatore”. Magari la loro vicina di casa gli da’ un calmante “perché lei è stata bene”, come lo xanax / alprazolam, il tavor / lorazepam, le En, il valium, il lexotan, il minias, l’halcion, lo stilnox (per dormire)… (che con il tempo possono peggiorare l’andamento di queste manifestazioni, diventare una “seconda malattia”: la dipendenza da ansiolitici).
Prima di perdere le speranze, possiamo pensare che si tratti di un Disturbo di Panico, che è molto comune nella popolazione, e che è possibile fare una cura appropriata e stare meglio.
Molto meglio.

Dr. Giuseppe Quaranta

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