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La depressione

Per la depressione non basta la forza di volontà
E’ molto comune, lo sento spesso, che i familiari di una persona depressa arrivino nel mio ambulatorio e mi dicano: “Dottore, noi ci proviamo in tutti modi, ma è lei che deve reagire, che si deve sforzare di stare meglio, che non può buttarsi sul divano, che non può stare a letto tutto il giorno, che ce la deve fare con le sue forze”.
Queste frasi spesso vengono dette e ridette alla persona depressa fino allo sfinimento, pertanto la persona depressa non solo è disperata, ma inizia a sentirsi in colpa. Si sente incapace, inetta, inutile. Tutti gli altri sono pronti a dargli una mano e lei non li ringrazia, non riesce ad ascoltarli, si sente come paralizzata. Sente con enorme sofferenza che i suoi familiari iniziano a non accettare il suo stato, pensano che sia lei che lo fa quasi apposta, la iniziano a reputare un peso.
Del resto, come non comprendere i familiari, gli amici della persona depressa? Perché la depressione è un male molto sottile, che si mimetizza e si confonde con il vissuto di tutti: a chi non è capitato di sentirsi triste? addolorato? sconfortato per un matrimonio andato male, per un lutto di una persona cara, per la perdita del lavoro, per una brutta notizia?
Ma io dico sempre ai familiari: “Lei, se ha la febbre alta, a 40 gradi, si sforza di stare meglio? o si cura?”. Ho sentito persone depresse dire: “Dottore, se avessi avuto un tumore, sarebbe stato meglio, mio marito mi sarebbe stato accanto, mi avrebbe compreso, così invece sento che nessuno mi è vicino, che nessuno mi comprende, sono sola”.
Cominciamo con il dire che la depressione non è sempre una reazione, pur drammatica, a un evento. Non è solo sentirsi tristi, addolorati, sconfortati, come può capitare a tutti. Depressione è non avere voglia di nulla, non provare piacere per nulla, non provare soddisfazione per nulla, non desiderare nulla. L’appassionato di calcio non guarda più una partita, il lettore onnivoro non legge più un libro, la casalinga super non lava più un piatto, il corridore incallito non fa più un passo… Alla persona depressa tutto fa fatica, persino spostare un bicchiere. Si sente bloccata, impedita, paralizzata. Quella volontà che i familiari invocano, che dovrebbe smuovere la persona depressa, è colpita nelle sua fondamenta. Si parla di inibizione volitiva, a cui segue ovviamente il blocco di tutte le azioni. Sembra impossibile si possa arrivare a sera. Ogni segno di vitalità, di slancio vitale, scompare. Si perde l’entusiasmo. Spesso la depressione è peggiore al mattino, nell’arco della giornata migliora e la sera si sta un po’ meglio. Ma la mattina… alzarsi dal letto… una fatica immane. La stanchezza prevale. Se si tiene conto che spesso le notti sono tormentate, insonni (o viceversa si può dormire tanto, troppo)… Si sentono le gambe “di piombo”, i suoi passi si fanno lenti, come i suoi pensieri. Chi è depresso spesso è trasandato nel vestire, nel truccarsi, nell’igiene… Spesso sento dire “dottore, non riesco a lavarmi da giorni”. C’è chi cerca di mascherare, chi ostenta una stato di tranquillità apparente, chi cerca di non darla troppo a vedere…
La persona depressa deve combattere con le abitudini di vita, con un lavoro da portare avanti, con la famiglia, con gli impegni. Tutto questo acuisce i suoi sensi di colpa, il futuro diventa buio, qualche brutto pensiero affiora. Si pensa di non uscirne mai più. Si piange senza motivo. A volte, invece, si diventa così aridi, come se le emozioni fossero scomparse, che nemmeno più una lacrima esce. I sintomi possono essere variabili, perché la depressione è una sindrome eterogenea, variabile da individuo a individuo, ma il cuore del disturbo resta quello: una inibizione profonda degli atti di volontà, un rallentamento di tutte le funzioni vitali. Quando si arriva qui, il trattamento farmacologico suggerito da uno psichiatra si impone, diventa necessario.

Dr. Giuseppe Quaranta

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